Quando si parla di collagene, la confusione nasce facilmente: esistono molti tipi biologici, ma negli integratori se ne incontrano soprattutto due o tre. La risposta utile è distinguere tra i tipi presenti nell’organismo, la loro funzione nei tessuti e la forma realmente contenuta in polveri, capsule, alimenti e cosmetici.
La distinzione utile è tra i tipi biologici e quelli usati negli integratori
- Almeno 28 tipi di collagene sono stati descritti nell’organismo umano.
- Il tipo I è il più abbondante e sostiene pelle, ossa, tendini e legamenti.
- Il tipo II è legato soprattutto alla cartilagine e alle articolazioni.
- I tipi III, IV e V svolgono ruoli importanti nella pelle, nei vasi, nelle membrane e nelle fibre connettive.
- Il collagene idrolizzato è una forma scomposta in peptidi, non un nuovo tipo di collagene.
- La fonte animale, il dosaggio e la qualità del prodotto contano più delle promesse sulla confezione.

Quanti tipi di collagene esistono davvero?
Nell’essere umano sono stati identificati almeno 28 tipi di collagene. Il numero può variare leggermente secondo il criterio di classificazione adottato e secondo le nuove proteine riconosciute dalla ricerca, ma il punto non cambia: il collagene non è una sostanza unica.
Ogni tipo deriva da una particolare combinazione di catene proteiche e si organizza in modo diverso. Alcuni formano fibre resistenti, altri costruiscono reti sottili o collegano il collagene ad altre strutture della matrice extracellulare, cioè l’impalcatura che sostiene cellule e tessuti.
Per orientarsi senza perdersi nei numeri, considero più utile conoscere i cinque tipi principali. Sono quelli più abbondanti o più rilevanti per pelle, ossa, articolazioni e tessuti connettivi. Treccani indica proprio i tipi I, II, III, V e XI tra i collageni fibrillari più importanti.
I cinque tipi più importanti e dove si trovano
| Tipo | Dove si trova soprattutto | Funzione principale |
|---|---|---|
| I | Pelle, ossa, tendini, legamenti, dentina, cornea | Resistenza e sostegno dei tessuti |
| II | Cartilagine, corpo vitreo, dischi intervertebrali | Supporto e ammortizzazione articolare |
| III | Pelle, vasi sanguigni, muscoli, organi | Elasticità e sostegno dei tessuti molli |
| IV | Membrane basali di pelle, reni e altri organi | Forma una rete di supporto tra tessuti diversi |
| V | Tessuti connettivi, cornea, placenta | Regola la formazione e il diametro delle fibre |
Collagene di tipo I
È il tipo più abbondante e quello che viene associato più spesso alla salute della pelle. Forma fibre robuste presenti anche in ossa, tendini, legamenti, denti e cornea, quindi non è corretto considerarlo soltanto un ingrediente cosmetico.
Quando la pelle perde elasticità con l’età, l’esposizione ai raggi ultravioletti e il fumo, non diminuisce soltanto il collagene I. Cambiano anche la qualità delle fibre e la loro organizzazione. Per questo un integratore, da solo, non può compensare completamente abitudini che accelerano il fotoinvecchiamento.
Collagene di tipo II
Il tipo II è il principale collagene della cartilagine ialina, quella che ricopre le superfici articolari. Contribuisce a mantenere una struttura capace di distribuire i carichi e ridurre l’attrito durante il movimento.
Si trova anche nei dischi intervertebrali e nel corpo vitreo dell’occhio. Negli integratori destinati alle articolazioni può comparire come collagene di tipo II idrolizzato oppure non denaturato, due forme diverse che non vanno confuse.
Collagene di tipo III
Il tipo III accompagna spesso il tipo I e contribuisce alla flessibilità dei tessuti molli. È presente nella pelle, nelle pareti dei vasi sanguigni, nei muscoli e in diversi organi.
Per questa ragione molti prodotti bovini o suini dichiarano una combinazione di tipi I e III. Non significa che il prodotto sia automaticamente superiore: bisogna controllare la quantità effettiva, l’origine e la trasparenza dell’etichetta.
Collagene di tipo IV
A differenza dei tipi fibrillari, il tipo IV non costruisce lunghe fibre resistenti. Forma invece una rete sottile nelle membrane basali, strutture che separano e sostengono strati cellulari, per esempio sotto gli epiteli e nei glomeruli renali.
È importante dal punto di vista biologico, ma non è il tipo normalmente ricercato in una polvere per pelle o articolazioni. Qui si vede bene perché parlare genericamente di “collagene” può essere fuorviante.
Collagene di tipo V
Il tipo V è presente in quantità minori, ma aiuta a regolare il modo in cui si formano le fibrille di tipo I. In pratica contribuisce a definire quanto sono spesse e ordinate le fibre del tessuto connettivo.
È stato individuato anche nella cornea, nella placenta e in altri tessuti. La sua presenza ricorda che i tipi meno conosciuti non sono necessariamente irrilevanti, semplicemente hanno ruoli più specifici.
Perché si parla di 28 tipi se sulle confezioni ne compaiono solo pochi?
Oltre ai primi cinque, esistono tipi come VI, VII, IX, XI, XII, XVII e XVIII, ciascuno con una distribuzione e una funzione particolare. Il tipo XI, per esempio, è associato alla cartilagine e partecipa alla regolazione delle fibrille insieme al tipo II, mentre alcuni altri collageni collegano le fibre alla matrice circostante.
La maggior parte di queste varianti non viene venduta come ingrediente isolato per uso quotidiano. Gli integratori utilizzano soprattutto tessuti animali ricchi di collagene I, II o III, poi sottoposti a processi di purificazione e, spesso, di idrolisi.
La distinzione più importante per il consumatore è quindi questa. Tipo I, II o III indica la struttura biologica di origine; “marino”, “bovino”, “suino” o “da pollo” indica la fonte; “idrolizzato” descrive il processo che riduce la proteina in peptidi più piccoli.
Quale collagene si trova negli integratori?
Collagene marino
Il collagene marino è generalmente composto soprattutto da tipo I ed è ricavato da pelle, squame o altre parti del pesce. Viene scelto spesso per prodotti dedicati alla pelle, ma non è automaticamente più efficace del collagene bovino.
La provenienza marina può essere interessante per chi evita i mammiferi, ma chi soffre di allergia al pesce deve leggere con attenzione l’etichetta. Anche la sostenibilità dipende dalla specie utilizzata, dalla parte dell’animale recuperata e dai controlli sulla filiera.
Collagene bovino o suino
Queste fonti forniscono soprattutto tipi I e III, quindi sono comuni nei prodotti rivolti a pelle, ossa, tendini e tessuti connettivi. Il vantaggio pratico è spesso il costo più accessibile e la maggiore disponibilità della materia prima.
Non esiste però una regola per cui il bovino sia sempre migliore del marino. Preferisco valutare la composizione per dose, il certificato di analisi, la presenza di contaminanti e la chiarezza sull’origine prima di guardare il nome commerciale.
Collagene di tipo II da pollo
Il collagene di tipo II viene spesso associato alla cartilagine articolare e può essere presente in forma idrolizzata o non denaturata. Le due preparazioni hanno caratteristiche diverse e non sono intercambiabili sulla base del solo numero riportato in etichetta.
Per dolori persistenti, gonfiore o rigidità articolare non lo considererei una cura autonoma. Un integratore può eventualmente affiancare un percorso indicato dal medico, ma non sostituisce diagnosi, esercizio terapeutico o trattamento farmacologico quando necessari.
Che cosa significa idrolizzato
Il collagene idrolizzato, chiamato anche collagene in peptidi, è stato spezzato in catene più brevi. Questa forma si scioglie facilmente e viene utilizzata negli studi clinici in dosi che, per la pelle, sono spesso comprese tra 1 e 10 grammi al giorno.
Non esiste una dose universale valida per tutti. Molti prodotti italiani propongono circa 2,5-10 grammi al giorno, ma la scelta deve dipendere dalla formulazione completa, dall’alimentazione e dall’obiettivo, non dalla promessa “più grammi, più risultato”.
Come scegliere un prodotto senza confondere tipo, fonte e marketing
Quando valuto un integratore di collagene, parto dall’obiettivo. Per la pelle guardo in genere prodotti a base di collagene idrolizzato prevalentemente di tipo I, mentre per le articolazioni controllo se è presente il tipo II e in quale forma.
- Controlla i grammi per dose giornaliera, non soltanto la quantità totale nella confezione.
- Verifica la fonte animale e gli eventuali allergeni.
- Preferisci un’etichetta che specifichi il tipo di collagene o almeno la materia prima utilizzata.
- Diffida delle formule che promettono di ricostruire direttamente una parte precisa del corpo.
- Considera la presenza di vitamina C, rame o altri nutrienti come supporto, senza attribuire loro effetti miracolosi.
- Chiedi consiglio a medico o farmacista in caso di gravidanza, allattamento, allergie, malattie renali o terapie croniche.
Le ricerche sugli integratori mostrano risultati incoraggianti per alcuni parametri della pelle e per i sintomi articolari, ma gli studi differiscono per dose, durata e qualità. Io eviterei aspettative drastiche: eventuali cambiamenti richiedono spesso alcune settimane o alcuni mesi e non sono garantiti.
Leggi anche: Collagene, a cosa serve davvero per pelle e articolazioni?
Creme, integratori e collagene vegetale non sono la stessa cosa
Una crema contenente collagene può migliorare temporaneamente idratazione e sensazione di morbidezza, ma non equivale a introdurre fibre di collagene negli strati profondi della pelle. La molecola è grande e il cosmetico agisce soprattutto sulla superficie.
Il cosiddetto collagene vegetale non è collagene umano o animale, perché le piante non producono questa proteina. Di solito si tratta di una miscela di aminoacidi, vitamina C e altri estratti pensati per sostenere la normale sintesi proteica, ma il nome può creare aspettative sbagliate.
La risposta che porterei con me prima di acquistare
La risposta completa è almeno 28 tipi di collagene, ma per la vita quotidiana bastano alcune coordinate. Il tipo I domina in pelle, ossa e tendini, il tipo II nella cartilagine, il tipo III accompagna i tessuti molli, mentre il tipo IV costruisce membrane di supporto e il tipo V regola le fibrille.
Negli integratori, invece, conta soprattutto capire se si sta acquistando un collagene idrolizzato, un prodotto di tipo II non denaturato o una miscela di aminoacidi commercializzata con un nome suggestivo. La scelta più sensata parte da obiettivo, dose, fonte e tollerabilità, non dal numero più grande stampato sulla confezione.
Il collagene può avere un ruolo in una routine dedicata a pelle e articolazioni, ma funziona meglio dentro un quadro più ampio fatto di proteine sufficienti, vitamina C, protezione solare, movimento e sonno regolare. Questa combinazione, molto meno spettacolare del marketing, è quella che considero davvero determinante per sostenere nel tempo i tessuti connettivi.